La garanzia per i vizi della cosa venduta.

Le obbligazioni del compratore. Artt. 1490-1499. Scopri all'interno del volume come attivare la versione digitale. Per saperne di piu: www.bibliotecavolumi.giuffre.it.

Disponibile
Codice Prodotto
000554734
 
Anno di edizione
2012
Pagine
XVI - 258
ISBN
9788814168239
Professione
Materia
Civile, Obbligazioni e contratti
33,00 €
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Il recepimento dei provvedimenti comunitari (in particolare, della Direttiva 1999/44/CE 'su taluni aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo') e l'elaborazione dei recenti progetti di riforma europei (si pensi al Draft Common Frame of Reference (DCFR) nonchè, da ultimo, alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a un diritto comune europeo della vendita dell'11 ottobre 2011) rendono oltremodo attuale l'analisi, anche in un'ottica comparata, della disciplina codicistica in materia di garanzia per vizi della cosa venduta, nonostante sia trascorso oltre mezzo secolo dalla sua entrata in vigore. Il legislatore del 1942 stabilisce che l'acquisto di un bene difettoso possa essere ricondotto ad una pluralità di patologie, diversamente dal suo 'predecessore' ottocentesco, che aveva indicato, quale unica anomalia, il vizio redibitorio. Se la necessità di offrire (nei casi più gravi) una maggior tutela all'acquirente, esonerandolo dal rispetto dei limiti temporali stabiliti per l'esercizio dei rimedi 'codificati', in passato - sotto il vigore del codice abrogato - aveva portato le Corti ad individuare altre figure (la mancanza di qualità e la totale differenza del bene consegnato rispetto a quello pattuito), le quali, considerate un inadempimento del venditore, potevano essere fatte valere nel termine ordinario previsto per l'esercizio dell'azione contrattuale, concessa, appunto, in caso di inadempimento, la medesima esigenza sembra essere alla base dell'attuale tendenza ad ampliare la portata applicativa dell'aliud pro alio. Le numerose incertezze interpretative (derivanti soprattutto dal fatto che la distinzione fra le patologie si fonda su criteri empirici) unitamente alla constatazione che le decisioni, (ri)volte a soddisfare esigenze specifiche, presentano una finalità pratica ed utilitaristica, hanno indotto la dottrina a criticare la tripartizione, auspicandone il superamento attraverso l'introduzione di una sola anomalia: il difetto di conformità, in linea con quanto previsto in ambito internazionale, comunitario nonché nei progetti di riforma europei. Un'altra peculiarità della disciplina codicistica concerne la tutela offerta all'acquirente di un bene difettoso. Il fatto che gli altri ordinamenti ed i progetti di riforma europei siano propensi a concedere il diritto al ripristino della situazione sembra invero confermare la tesi secondo cui l'atteggiamento di 'chiusura', manifestato dalla giurisprudenza maggioritaria e da una parte della dottrina, debba essere ricondotto a 'ragioni storiche' ed in particolare alla mancata previsione di tali mezzi di tutela nell'ambito delle azioni edilizie, piuttosto che alla (loro) incompatibilità con la natura della prestazione imposta al venditore. La riparazione e la sostituzione della merce difettosa, d'altra parte, consentono di evitare le conseguenze, spesso pregiudizievoli per l'alienante, derivanti dallo scioglimento dell'operazione.
Direttore Collana: Francesco Donato Busnelli

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