Gestione dell'impresa e interferenze di interessi

Trasparenza, ponderazione e imparzialità nell'amministrazione delle s.p.a

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Codice Prodotto
024189694
 
Anno di edizione
2014
Pagine
XIV - 226
ISBN
9788814192944
Professione
Materia
Societa'
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Il sempre più diffuso sistema di intrecci nelle strutture proprietarie delle imprese; la tendenza sempre più frequente alla gestione degli investimenti - specie da parte dei grandi collettori del risparmio anonimo - secondo la tecnica della diversificazione del portafoglio; i sempre più ricorrenti casi - diretta conseguenza del fenomeno della specializzazione della funzione manageriale - di imprese che presentano sovrapposizioni tra i preposti all'esercizio di funzioni gestorie; il crescere esponenziale dei casi in cui gli amministratori di una società sviluppino autonome iniziative imprenditoriali, se non in concorrenza comunque complementari a quelle della società amministrata; il diffondersi di tecniche di organizzazione, come quella del gruppo, basate sul meccanismo della scomposizione dell'unitarietà economica dell'impresa in una molteplicità di centri di imputazione. Sono questi, tutti, fattori che non solo incrementano, non foss'altro statisticamente, l'eventualità che gli amministratori dell'impresa esercitata in forma di società azionaria siano chiamati a decidere se compiere atti o operazioni che vedono come controparti ora se stessi, ora società da essi pur sempre amministrate o partecipate, ora ancora società e comunque soggetti partecipanti, in misura più o meno significativa, al capitale, ovvero altre società a questi ultime legate, ma possono anche alimentare il pericolo di una gestione non neutrale. Di una gestione, cioè forzata, più o meno coscientemente, a causa dei peculiari legami eventualmente sussistenti, diretti o indiretti che siano, con la potenziale controparte dell'operazione, dalla necessità di contemperare anche gli interessi di quest'ultima. In un contesto come quello che caratterizza l'impresa capitalistica contemporanea, in cui l'intreccio tra interessi diversi e, di conseguenza, anche il loro potenziale conflitto si atteggia alla stregua di un fenomeno non più occasionale bensì sistemico, si può ragionevolmente comprendere la ricorrente preoccupazione nella ricerca di regole e soluzioni capaci di contenere il rischio che nella gestione della società per azioni gli amministratori finiscano per abdicare alla funzione loro assegnata - ossia mediare tra (e comporre) i diversi possibili interessi di volta in volta emergenti e cercare di ottimizzare gli esiti della gestione al fine di creare valore per tutti gli azionisti - operando delle scelte che, se non anche addirittura intese a privilegiare un loro particolare interesse a scapito di quello dei soci, finiscano per favorire solo uno o più di essi, a danno dunque di tutti gli altri. L'obiettivo del volume è ricostruire il sistema delle regole - sviluppatosi nel corso dell'ultimo decennio, e ancora in fase di evoluzione (come testimonia, del resto, la recentissima proposta di direttiva comunitaria presentata il 9 aprile scorso, diretta a una migliore disciplina degli assetti di corporate governance con particolare riferimento alle operazioni con parti correlate) - con cui il nostro ordinamento si confronta con tale tipo rischio. Un sistema certo complesso, anche perché il problema dell'esistenza di interessi "interferenti", che possono condizionare le scelte di gestione, è stato considerato dal legislatore sotto profili e angolazioni diverse - basti pensare alle diverse, e solo parzialmente sovrapponibili, regole dettate dagli artt. 2391, 2391-bis e dall'art. 2497-ter c.c. Un sistema che l'Autore si propone dunque di indagare, nella convinzione che alla fine sia possibile - pur nelle diversità dei singoli contesti e delle concrete declinazioni delle soluzioni operative - isolare una serie di principi comuni, dotati poi di capacità espansiva, cui tali regole rispondono sia in punto di articolazione dei procedimenti a cui gli amministratori devono attenersi nell'assumere le proprie decisioni, sia in punto di disciplina dei rimedi risarcitori, allorché si tratti di reagire contro una gestione "interessata" e non imparziale.

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