Punire la parola pericolosa?

Pubblica istigazione, discorso d'odio e libertà di espressione nell'era di internet

Non Disponibile
Codice Prodotto
024211247
 
Anno di edizione
2020
Pagine
X - 454
ISBN
9788828827214
Area di interesse
Professione
Materia
Penale
46,00 €
Spedizione gratuita per ordini superiori ai 50 €

Secured and trusted checkout with

Sino a che punto la libertà di espressione deve essere tutelata anche a fronte di discorsi che fomentano l'odio, la violenza e il rovesciamento delle istituzioni democratiche? Entro quali limiti discorsi di tal genere possono essere legittimamente puniti? Tali difficili interrogativi sono al centro dell'analisi svolta dall'Autrice. Più precisamente, l'indagine si focalizza sulla punizione della "parola pericolosa": di quelle manifestazioni del pensiero oggetto di repressione penale perché in grado di dar luogo al pericolo di un danno a beni giuridici (contro-interessi, rispetto al diritto sancito dall'art. 21 Cost.) di rilevante entità: "sicurezza"/ordine pubblico, pari dignità, memoria. Il bilanciamento di tali interessi contrapposti viene analizzato tanto dal punto di vista statico (penale e costituzionale), quanto da quello dinamico (ordinamento statunitense ed italiano). L'osservazione dei meccanismi che operano nella risoluzione di casi concreti di fronte al giudice penale (sia nell'ordinamento statunitense, che in quello italiano) consente all'Autrice di mettere in dubbio la portata garantistica dell'accertamento della responsabilità penale tramite la tecnica del pericolo concreto (imminente), maggiormente accreditata tanto al di là dell'Oceano quanto nel nostro paese. Percezione della pericolosità nel dato momento storico e "politicità" dei giudizi di valore sulle manifestazioni del pensiero si intersecano - nell'attuale contesto comunicativo - con le peculiarità del "nuovo" mezzo di comunicazione di internet. Un mezzo che consente la riproduzione istantanea, incontrollata e potenzialmente infinita delle singole condotte comunicative, dando potenzialmente vita a una valutazione di pericolosità in re ipsa del pensiero (ritenuto) istigatorio o pericoloso. A partire da queste considerazioni, l'Autrice propone alcuni rimedi de iure condito e de iure condendo per circoscrivere il numero di manifestazioni del pensiero realmente offensive e per renderne maggiormente prevedibile e dominabile dal sistema giudiziario la punizione".

Prodotti correlati