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Nell'ultimo decennio il sistema bancario internazionale è stato interessato da diversi fattori di cambiamento strutturale che hanno, tra l'altro, fatto prendere progressivamente coscienza della portata strategica della gestione e del controllo del rischio operativo. Inoltre, le perdite di rilevante portata subite da alcuni intermediari bancari, e i conseguenti dissesti finanziari, hanno reso evidente il carattere potenzialmente catastrofico insito in tale rischio. La percezione di livelli crescenti di gravità in relazione all'esposizione ai rischi di perdite operative ha indotto, da un lato, le banche ad abbandonare una gestione del rischio operativo semplicemente reattiva per una gestione di tipo attivo e, dall'altro, il Comitato di Basilea ad introdurre uno specifico requisito patrimoniale per tale rischio.Il rischio operativo trae origine da carenze di diversa natura nella definizione dei meccanismi operativi e delle strutture organizzative e di governance, da una inadeguata gestione delle risorse umane e da eventi esterni all'impresa bancaria e risulta, quindi, strettamente legato, tra l'altro, alle scelte strategiche, alle modalità operative e alle caratteristiche organizzative di ogni banca. Si potrebbe ipotizzare che intermediari finanziari di grandi dimensioni, spesso ampiamente diversificati in termini settoriali e geografici e caratterizzati da una elevata complessità organizzativa, si connotino in termini relativi per perdite operative maggiori rispetto a banche di minori dimensioni.L'obiettivo del presente lavoro consiste nella verifica e nell'analisi del tipo di relazione che esiste tra l'entità del rischio operativo e la dimensione di un intermediario creditizio. Sotto il profilo metodologico, si è deciso di ricorrere all'analisi di due casi di studio che hanno permesso di esaminare l'evoluzione delle perdite operative, in relazione alla dimensione assunta dagli intermediari, nell'arco temporale tra il 2005 e il 2009. Si tratta di intermediari che hanno subito un processo di fusione, ossia un processo di crescita esterna repentina che, a sua volta, è foriero di potenziali perdite operative: tale aspetto ha ulteriormente arricchito l'analisi. Il fine ultimo del lavoro consiste quindi nell'apportare un contributo al dibattito sul rapporto tra perdite operative e dimensione delle banche, tematica che ha anche rilevanti implicazioni di tipo regolamentare.

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