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L'ansia di giustizia accomuna le persone che chiedono e offrono assistenza. Giuseppe Tedeschi descrive gli avvocati che condividono gli affanni della parte assistita, attraverso i racconti conservati nei fascicoli antichi e nei ricordi di 58 anni di professione. A parlare non sono soltanto gli avvocati ma le parti, anche quelle tra loro contrapposte dalla lite su un terreno o dall'uso di uno spazio condominiale, per poi accorgersi, vent'anni dopo, della inutilità dei conflitti ridimensionati dal tempo. Nei ricordi c'è lo specchio dell'umanità del nostro Paese, la vita quotidiana nella sua più trasparente realtà, comprese opacità, meschinità, ingenuità e pregiudizi. E poi vi sono gli avvocati: un enorme campionario restituito dalle pagine del libro, affollate di professionisti magari colti e umanisti ma spesso senza fama: la moltitudine degli avvocati "non noti", che pure si impegnano più degli avvocati di grido e sono perciò più meritevoli. Sullo sfondo l'incessante ricerca della giustizia, nella speranza - come dice l'Autore - che il futuro sia più giusto del presente e del passato.

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