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La gender based violence, ovvero, secondo la definizione contenuta nella Convenzione di Istanbul, «qualsiasi violenza diretta contro una donna in quanto tale, o che colpisce le donne in modo sproporzionato», è un male diffuso, difficile da sradicare anche nelle più avanzate società democratiche. Le radici sono culturali: spesso gli abusi sono riconducibili a stereotipi socialmente diffusi, alla divisione di ruoli, all¿esistenza di relazioni di potere diseguali nel rapporto uomo-donna. Il panorama descritto condiziona sia l'emersione, sia il contrasto dei comportamenti devianti. Benché il legislatore provveda a rafforzare ed estendere la risposta sanzionatoria penale, le condotte criminose restano in larga parte sommerse. Pesano i contesti "chiusi" in cui interagiscono vittima e reo, nonché le conseguenze che l'eventuale denuncia produce sulla sfera emozionale delle persone coinvolte. L'avvio dell'iter teso all'accertamento del fatto di reato rischia, infatti, di accentuare la condizione di debolezza della vittima, cui può nuocere l'impatto con le regole proprie del processo penale. Nascono così le "buone pratiche", elaborate dalle associazioni a tutela delle donne con l¿obiettivo di fornire protezione e sostegno immediato, così come le modalità operative messe a punto dalle Procure chiamate a svolgere le indagini. Si è, d'altro canto, consapevoli che il processo penale da solo non basta: preordinato com'è alla verifica sul tema della colpevolezza, non riesce a farsi carico dell'insieme di bisogni che fanno capo alla vittima. Emerge così l'importanza degli spazi normativi aperti ai meccanismi di giustizia riparativa, capaci di offrire all'offeso la possibilità di ottenere una ricomposizione del conflitto che trascende la dimensione processuale. Nella medesima prospettiva di tutela si è posto il legislatore privatistico e giuslavorista: se tanto il contesto familiare quanto quello lavorativo costituiscono un terreno fertile per episodi riconducibili al gender based violence, occorre intervenire con appositi strumenti protettivi. Il quadro tracciato evidenzia l'imprescindibile necessità di un approccio trasversale. Solo attraverso una virtuosa sinergia di conoscenze maturate in diversi ambiti e discipline è possibile fornire risposte adeguate.

Collaboratori: Lorenzo Algeri , Marco Bouchard , Teresa Bruno , Rossella Giazzi , Michele Ingenito , Francesco Macri' , Samuele Michelagnoli , Lucia Re , Chiara Stoppioni , Maria Luisa Vallauri , Antonio Vallini

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