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Risuonava spesso la voce dei notai del medioevo, in occasioni pubbliche e private. In particolare quando ci fosse da spiegare in volgare alle parti i contenuti di un contratto che sarebbe stato redatto in gramatica, cioè in lingua latina. Al latino il notaio affida la scrittura, sul protocollo che gli è proprio, ma è in volgare che egli descrive, spiega e racconta - e usando un linguaggio non troppo tecnico - perché chi non sa di diritto, e di latino, possa comprendere. Ecco un¿importante opera di mediazione, non troppo diversa - alla fine - da quella che i professionisti del diritto, notai ma anche avvocati, continuano a svolgere ancora oggi nei confronti dei cittadini. Qualcuno di quegli antichi professionisti ha messo per iscritto la traduzione di formule e di schemi di atti per avere un brogliaccio da seguire, senza dover sempre lasciarsi guidare dall¿improvvisazione. E di tutto ciò qualcosa è arrivato fino a noi, e anche in una lingua fresca e vitale. Sarà che il notaio che scrive l'atto in latino in terza persona, quasi sempre si rivolge in volgare direttamente al contraente con la seconda, e dopo settecento e più anni sembra d'esser lì ad ascoltare, dinanzi a persone vive e vegete. Queste parole, queste espressioni, queste brevi frasi sono insomma strumenti per la lettura in volgare d'un testo in latino; al tempo stesso prove d'autore d¿una nascente lingua giuridica che si caratterizza ¿ in genere ¿ per un legame di continuità con il lessico della compilazione giustinianea, da poco rinnovata a Bologna, e che è espressione d'un sapere tecnico diffuso e adattato alle esigenze d'un epoca nuova. Questo glossario ne vuole essere una diretta testimonianza.

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