Questo sito usa cookie di profilazione anche di terzi. Per dettagli clicca qui. Utilizzando il nostro sito web si acconsente all’uso di cookie.


Il testo propone una riflessione sui risvolti che la crisi ha prodotto sulla realtà occupazionale giovanile alla luce degli impegni assunti dai diversi Stati (sino al Riunione Regionale Europea di Oslo dell'aprile 2013). Il diritto fondamentale al lavoro non solo dei giovani appare limitato da opportunità negate e capacità inadeguate a causa di una formazione che non risponde alle vere richieste del mercato. All'inadeguatezza ed obsolescenza delle conoscenze e delle competenze gli Stati hanno risposto potenziando la formazione, unica modalità per fermare il deterioramento del mercato e scardinare quell'effetto di scoraggiamento, la disoccupazione di lunga durata e soprattutto la fuga verso l'economia informale. Alla luce delle regole del gioco per l'economia mondiale contenute nelle norme internazionali del lavoro il testo si sofferma sulle reazioni e sulle metodologie avviate da un campione rappresentativo di realtà nazionali. Al termine di tale percorso d'analisi il testo tenta di rispondere ad un triplice quesito: serve allo stato attuale un diritto dei giovani al lavoro; ovvero serve un diritto al lavoro dei giovani (e perciò per i giovani) o ancora serve un diritto all'impiego dei giovani?

È possibile acquistare on line i singoli fascicoli della rivista




chi ha acquistato questo articolo ha acquistato anche ...

Chiudi X