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La monografia è dedicata allo studio del regime detentivo speciale previsto dall'art. 41 bis co. 2 ss. della legge di ordinamento penitenziario, introdotto nel nostro ordinamento per neutralizzare la pericolosità di detenuti che, in virtù dei legami con le associazioni criminali di appartenenza, sono in grado anche dallo stato detentivo di impartire dal carcere ordini e direttive all'esterno. Sin dalle sue prime applicazioni, il regime detentivo speciale si è però rivelato uno strumento di estremo rigore ¿ non a caso marchiato dalla stampa come 'carcere duro' e caratterizzato da una forte compressione dei più fondamentali diritti della persona. Proprio la pregnanza degli interessi coinvolti ¿ da un lato l¿esigenza di tutelare la collettività dalla pericolosità di soggetti inseriti in strutture associative dall'elevatissimo potenziale criminogeno, dall¿altro l'inderogabilità delle garanzie individuali, la cui tutela costituisce il tratto caratterizzante di uno Stato di diritto ¿ ha spesso impedito una discussione serena sull¿utilità di questo strumento e sulla sua compatibilità con i principi che informano il nostro sistema sanzionatorio penale. Di qui l¿opportunità di uno studio monografico dedicato alla disciplina del regime detentivo speciale, che ne ripercorre l¿evoluzione normativa indagandone i principali problemi applicativi e valutandone la compatibilità con i principi costituzionali, nonché con le fonti e la giurisprudenza sovranazionale. La convinzione, maturata all'esito di questo percorso, che il regime ex art. 41 bis o.p. rappresenti un quid pluris rispetto alla detenzione ordinaria, poiché determina una modifica sostanziale nella natura e nel grado di privazione della libertà dei soggetti che vi sono sottoposti e perché incide significativamente sui diritti fondamentali della persona, porta però l'Autrice a dubitare della correttezza dell¿attuale configurazione del regime detentivo speciale come una modalità esecutiva della pena detentiva e la induce a ripensarne la collocazione all'interno dell'ordinamento. Da questo punto di partenza si muove per giungere a quello che, in ultima analisi, è l'obiettivo del presente lavoro, ossia la riconduzione della misura all'interno della 'materia penale' nell'accezione sostanziale con cui l'espressione è usata nella giurisprudenza europea con tutto ciò che ne consegue, in termini di applicazione delle garanzie penalistiche: un passaggio obbligato per fare del regime detentivo speciale uno strumento in grado di perseguire legittime istanze di prevenzione nel rispetto dei diritti fondamentali riconosciuti dalla Costituzione e dalle carte sovranazionali sui diritti umani.

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