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Il legislatore, in questi anni, ci ha abituati a continui mutamenti, trasformazioni, innovazioni delle regole processuali con l'unico obiettivo di alleggerire la macchina Giustizia delle tante, troppe cause pendenti che concorrono a comporre un arretrato ancora tanto pesante. In questo quadro di sintesi, si è cercato di focalizzare l'attenzione su obiettivi mirati, di maggiore sensibilità per il professionista e per il decidente, costituiti dalle regole che governano il procedimento, il loro rispetto e i pericoli che l'inosservanza di esse nasconde. Il fine che si è inteso realizzare, si coglie nella possibilità che vuole rendersi di uno strumento «dialogante», organizzato in modo da individuare il «caso» e di condurre l'esame di esso alla luce delle effettive opinio juris prestate per esso. Il risultato che si è, invece, cercato di raggiungere, recita di un «congegno» che si sforza di collocare nei giusti ambiti, nelle esatte partizioni ruoli e condotte legati, di volta in volta, alla fattispecie vagliata, così da tradursi in una piccola «cellula » alla quale rivolgersi per misurare, a priori, quanto apprezzabile possa essere una ipotesi solutoria di interesse alla luce di vicende, più o meno analoghe, già consumate nello stesso ambito. Uno strumento, quest'opera, che vuole anche testimoniare di uno spaccato, nel quale sono i comportamenti delle parti ad aleggiare quasi a monito, ma al tempo stesso a sollecitare l'interesse per una condotta, piuttosto che per una differente o contraria.

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