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Le riflessioni di questo saggio nascono da una domanda: quando la Corte costituzionale italiana decide nel merito le questioni di legittimità sollevate dai giudici comuni? In proposito il dato normativo è chiaro, nel senso che se la questione è ritenuta dal giudice a quo rilevante e non manifestamente infondata, la Corte si pronuncia nel merito valutando la fondatezza delle specifiche censure di incostituzionalità delle leggi. Invero, diversi studi hanno rilevato come la Corte sia in grado, entro certi limiti, di regolare l'accesso delle questioni e i tempi delle sue decisioni utilizzando spesso a tal fine i poteri di verifica delle condizioni di ammissibilità delle questioni stesse. Uno spoglio delle decisioni di inammissibilità, relative al periodo 2001-2016, ha evidenziato che quando queste sono motivate dall'esigenza del rispetto della ¿discrezionalità del legislatore¿ e dalla possibilità di dare un'interpretazione della legge costituzionalmente conforme, la distinzione e il confine delle stesse decisioni di inammissibilità rispetto alle pronunce di merito è piuttosto incerto e indefinito. Il saggio si articola in quattro parti. Nella prima si tracciano le coordinate fondamentali dell'accesso in via incidentale al giudizio di legittimità delle leggi e si approfondisce il significato della distinzione tra decisioni di inammissibilità e di infondatezza. La seconda parte del saggio riguarda l'uso fatto dalla giurisprudenza costituzionale dei due argomenti dell'interpretazione costituzionalmente orientata e della discrezionalità legislativa, e si propone di verificare quindi se nella giurisprudenza sia rinvenibile una definizione, pur provvisoria, dei confini tra una decisione di inammissibilità e di infondatezza, che si rifletta nella differenziazione dei relativi effetti, e quali siano le ricadute nel giudizio a quo e nel sistema complessivo delle "scelte astensionistiche" e delle "scelte interventiste" della Corte. Si cerca di comprendere altresì, nella terza parte del saggio, a quali esigenze, perseguite dalla Consulta, rispondano l'utilizzo duttile e irregolare degli strumenti processuali e l'applicazione modulata dei criteri di giudizio, soprattutto nel campo delle valutazioni sulla ragionevolezza delle leggi. Nella parte conclusiva del saggio, a fronte del carattere eminentemente giurisprudenziale del giudizio di legittimità delle leggi e dell¿esigenza di una razionalizzazione della notevole duttilità degli strumenti processuali del giudice costituzionale, per la gran parte di matrice pretoria, si avvia una riflessione sull'opportunità di procedere alla formazione di un diritto processuale costituzionale fatto di regole precostruite e stabili, alla cui formazione possa concorrere la Corte stessa nell¿esercizio dei suoi poteri di rule-making.

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