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Il quarantasettesimo volume dei Quaderni Fiorentini propone un fitto dialogo fra passato e presente per storicizzare categorie spesso ancor oggi incongruamente imbalsamate in figure dogmatiche proiettate fuori dal tempo e tentare di comprendere oltre i chiusi specialismi disciplinari l'odierna complessità della dimensione giuridica. Il ruolo di giuristi-interpreti che, ben calati in una società in continuo mutamento, elaborano e trasformano norme rigide e dogmi emerge più che mai rilevante, ad esempio, dal saggio di Pio Caroni sul codice come messaggio e dalle pagine di Paolo Grossi sul ruolo inventivo della interpretazione. Pur nell'ovvia specificità di ciascuna voce, il serrato confronto tra storia e diritto caratterizza, come sempre, tutti i saggi presenti nel Quaderno; un Quaderno che si apre ricordando Stefano Rodotà, un grande giurista 'dialogante' che ha segnato il nostro tempo.

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