Diritto e informatica.

L'avvocato di fronte alle tecnologie digitali. Presentazione di A. Mariani Marini. Contributi di Comande', Corasaniti, Militello, Orlandi, Pascuzzi, Picotti, Rescigno, Ruggieri, Ziccardi.

Disponibilità: Disponibile

A cura di
Anno di edizione
2002
Pagine
XII - 196
Codice Prodotto
000380351
ISBN
9788814096471
Professione: Avvocato
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Descrizione

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L'attenzione suscitata dalle novità induce a credere che il rapporto diritto-tecnologia sia caratteristico delle epoche a noi più recenti. Si finisce così per dimenticare (o per non prestare abbastanza attenzione al fatto) che il diritto come oggi lo conosciamo è esso stesso in relazione con tecnologie. Per convincersene bastano alcuni esempi. La nostra civiltà ha interiorizzato le parole e la scrittura (strumenti di attività grandiose come la rappresentazione del pensiero e la descrizione del mondo intorno a noi) al punto da dimenticare che esse sono invenzioni e tecnologie tipiche di un periodo molto piccolo della storia dell'uomo. All'armamentario tecnologico è da ascrivere anche il materiale scrittorio (primariamente: la carta) che consente alla scrittura di mantenersi stabile nel tempo e di poter circolare nello spazio. Come ben si vede, si sta parlando delle invenzioni e delle tecnologie ad esse connesse che hanno consentito all'uomo di affrancarsi dalla preistoria. Le tecnologie connesse alla scrittura (come, nell'esempio ricordato, il materiale su cui si scrive) svolgono un ruolo rilevantissimo nel garantire (tra l'altro) certezza e immutabilità, due requisiti vitali per le relazioni giuridiche. Una società senza alfabeto, parole, scrittura e carta in abbondanza avrebbe un diritto molto diverso da quello che oggi conosciamo. E la nostra storia è lì a ricordarlo. L'evoluzione del diritto coincide anche con l'evoluzione dei mezzi espressivi e delle tecnologie connesse a questi ultimi. Ogni stadio evolutivo deriva alcune sue peculiarità dalle caratteristiche delle tecnologie adoperate per rappresentare e trasmettere il diritto. Il diritto dei popoli primitivi (c.d. diritto muto) è diverso da quello delle società orali che ancora non conoscono la scrittura. Così come la cultura giuridica che si produce attraverso un'ampia utilizzazione della stampa (libri, collane, riviste, ecc.) è molto diversa da quella che poteva contare su rari manoscritti. Diventa così fondamentale saper cogliere cosa, di una certa evoluzione, è dovuto alle caratteristiche proprie di una singola tecnologia. La sfida, in questo momento, è rappresentata dalle tecnologie digitali. Così, se è utile chiedersi in che modo il diritto disciplina i fenomeni legati alla informatica e alla telematica è indispensabile anche chiedersi se e in che modo quelle tecnologie cambieranno (oltre a tante altre cose) il fenomeno giuridico. È verosimile che l'utilizzo dei bit incida sugli stessi contenuti culturali e operazionali. In una parola: l'uso dell'informatica e della telematica è in grado di cambiare il diritto. Il volume si propone di analizzare in che modo l'informatica sta cambiando le regole civilistiche, le regole penalistiche e le modalità per reperire i dati giuridici. Il volume raccoglie i contributi dei relatori che hanno partecipato ai seminari su 'Diritto e informatica organizzati dal Centro per la Formazione e l'Aggiornamento Professionale degli Avvocati e che si sono svolti a Roma nei giorni 18 e 19 maggio 2001 (Diritto privato dell'informatica), 15 e 16 giugno 2001 (Diritto penale dell'informatica), 27 settembre 2001 (Informatica e documentazione giuridica).
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