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Le aziende agricole del nostro Paese, nell¿ultimo cinquantennio, hanno modificato la loro struttura, si sono diversificate nelle modalità e nelle forme, sfumando il confine tra l'agricoltura e gli altri settori economici. Le politiche comunitarie hanno contribuito profondamente al loro processo di trasformazione, orientandole in funzione del mercato per ridurre le distorsioni attinenti alla produzione ed al commercio. Il recente regolamento (UE) 1305/2013 sul sostegno allo sviluppo rurale ha inteso potenziarne la redditività, favorendone il miglioramento delle prestazioni economiche ed incoraggiandone la ristrutturazione e l¿ammodernamento. Sempre in ambito europeo, poi, sono state richieste alle aziende agricole funzioni più complesse ed articolate: tutela dell¿ambiente, difesa idro-geologica e conservazione del suolo, qualità del paesaggio e salvaguardia di agroecosistemi tradizionali, mantenimento degli equilibri delle aree rurali ed in ritardo di sviluppo. Una delle principali sfide che le stesse si trovano oggi a dover affrontare per rispondere alle richieste della società del futuro deriva dalla necessità di ricondurre a unitarietà lo svolgimento delle funzioni produttive, sociali ed ambientali. Le aziende in agricoltura non sono più considerate in base al proprio peso all¿interno dell¿economia, ma anche per i compiti ¿non economici¿ che svolgono. Sembra, pertanto, più che mai attuale l'esigenza di verificare il rapporto tra la moderna azienda agricola e l'azienda disciplinata dal codice civile con l'obiettivo di comprendere se la specificità dell¿agrarietà ne modifichi la struttura e la funzione come universitas, nonché le modalità della sua circolazione oltre che delle possibili componenti.

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