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Il volume (prima parte di un lavoro più ampio) tratteggia in prospettiva giuridico-economica l'incontro-scontro tra il reato - ossia la disciplina repressiva, l'istanza collettiva, lo Stato - e il contratto di compravendita - ossia la libertà di iniziativa economica, il desiderio individuale di arricchimento, le molteplici forme del commercio nazionale e internazionale, materiale e digitale- in un contesto storico, quello dell'età della globalizzazione , in cui il pendolo della Storia pende decisamente verso il secondo dei termini del confronto. Nelle ricerca delle cause del ritrarsi dello Stato dalla disciplina del commercio l'Autore, magistrato e docente universitario, procede al censimento e alla classificazione delle norme che continuano a incriminare la compravendita (e le condotte prodromiche e successive); enuclea le difficoltà interpretative che contribuiscono non poco all'inefficacia del diritto repressivo del commercio; individua le finalità della comminatoria penale nella materia mercantile, anche allo scopo di ricercare una nuova ragion d'essere della disciplina, in prospettiva della sua modernizzazione e quindi del suo rilancio. Il volume si conclude con due capitoli dedicati all'analisi economica del diritto penale della vendita e alla responsabilità delle persone giuridiche per reati in tema di vendita.

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