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Il lavoro indaga le potenzialità rimediali dell'obbligazione senza prestazione al fine di superarne la tradizionale coincidenza con il solo risarcimento del danno. Tale limitazione rappresenta, a sua volta, il riflesso, sul piano degli effetti, dell'ammanco che il rapporto obbligatorio esibisce sul piano della fattispecie, rappresentato dall'assenza di una prestazione e quindi di una pretesa. Lo studio del contesto procedimentale per eccellenza 'il procedimento amministrativo' unitamente alla valorizzazione della dimensione procedimentale della buona fede, quale normatività dell'azione destinata come tale a soddisfare non soltanto interessi finali o statici, ma pure quegli interessi strumentali al suo corretto svolgimento, sembra consentire una diversa interpretazione. È possibile, infatti, assecondare la fisiologica tensione del rapporto al ripristino della corretta sequenza procedimentale mediante l'attribuzione al creditore di un'azione di condanna all'esatto adempimento. L'illegittima attività provvedimentale dell'amministrazione, l'illecito trattamento dei dati personali, l'illecita attività di direzione e coordinamento, l'illegittimo rifiuto al trasferimento di azioni, in presenza di una clausola di gradimento, o all'ingresso in una struttura associativa, in presenza di una clausola di adesione, sono soltanto alcune delle fattispecie prese in considerazioni in cui la dimensione procedimentale e l¿ampliamento dell'armamentario rimediale si apprezza in maniera evidente. Il carattere discrezionale della condotta che caratterizza tali fattispecie, lungi dall¿essere d¿ostacolo ad una configurazione in termini di obblighi, si limita a tradurre sul piano del rapporto il giudizio che, sul piano dell¿atto, esprime l'illegittimità: la violazione di quei limiti al potere discrezionale che discendono dal suo assoggettamento al vincolo di buona fede e che altro non sono che aspetti sostanziali di carattere vincolato e dunque obblighi.

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