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"Obiettivo dell'indagine è verificare l'esistenza di limiti alla discrezionalità statale a fronte di casi di privazione della cittadinanza e le prospettive di tutela che vengono riconosciute all'individuo dal diritto internazionale ed europeo. Pur trattandosi di un tema classico per il diritto internazionale, lo stesso ha però acquistato nuova linfa negli ultimi anni, soprattutto per la risonanza che hanno avuto le proposte volte a facilitare la revoca della cittadinanza nell'ambito della lotta al terrorismo. Particolare spazio viene dato al rilievo che in materia hanno progressivamente assunto la cittadinanza dell'Unione e lo statuto fondamentale ad essa sotteso. La cittadinanza dell'Unione, così come altre cittadinanze "sovranazionali", introdotte o prospettate in seno ad organizzazioni di integrazione regionale attive, in particolare, in ambito africano e sudamericano, consentono di verificare in quale misura le stesse contribuiscano al consolidamento di uno statuto di residenza in grado di sopperire ai diritti che vengono meno in occasione della privazione della cittadinanza statale. Un ulteriore scenario di stretta attualità è rappresentato dalla Brexit, in relazione alla quale viene verificato se sia fondata la tesi che ipotizza un sindacato da parte dei cittadini del Regno Unito che intendano opporsi alla perdita della cittadinanza dell'Unione e se, in ogni caso, il legame che questi ultimi abbiano eventualmente acquisito con il territorio di altri Stati membri possa consentire di mantenere, anche dopo la Brexit, alcuni dei diritti derivanti dalla cittadinanza dell'Unione".

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